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Perché i team misti lavorano meglio (e come noi lo vediamo ogni giorno)

10 Settembre 2026 – C’è un dato che, ogni volta che lo leggiamo, ci colpisce: secondo le ricerche di McKinsey, le aziende con una leadership diversificata hanno il 39% di probabilità in più di ottenere performance finanziarie superiori alla media del proprio settore. Una percentuale che se viene guardata da vicino, diventa un vantaggio competitivo concreto e misurabile.
Eppure, in Italia, la diversità viene ancora percepita principalmente come una questione etica. Solo il 50% degli HR Director italiani la collega a un impatto economico reale. Il resto la vede come un valore in sé giusto, ma non strategico. È un po’ come avere uno strumento potente in mano e usarlo solo per metà del suo potenziale.
Noi in Elalma non abbiamo una ricerca da citare per dimostrarlo, ma abbiamo qualcosa di più diretto: vediamo il nostro team lavorare ogni giorno. Il motivo per cui i team misti funzionano meglio è, in fondo, abbastanza intuitivo: prospettive diverse producono soluzioni più complete. Un team che mescola approcci differenti, siano essi di genere, di età, o background, affronta i problemi in modo diverso e le soluzioni che emergono sono più complete, perché nascono da punti di vista che non si sovrappongono ma si integrano. Ad esempio, chi ha un approccio più analitico bilancia chi è più orientato alla relazione, o ancora chi conosce la tecnologia dialoga con chi conosce meglio i processi. Il risultato finale è quasi sempre migliore di quello che avrebbe prodotto un gruppo più omogeneo perché quando si tratta di risolvere problemi complessi questa varietà di sguardi fa la differenza.
Vale ancora di più in settori come quello della consulenza e della trasformazione digitale, dove il vero lavoro non è implementare un software, ma capire come lavorano le persone, cosa le frena e cosa le aiuterebbe davvero.

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